Giovanni Azzara

#giornalistavaticanista

Un tramonto agrodolce, bellezza effimera che narra antiche storie

Tornando dal mare, in uno di questi pomeriggi estivi, non ho potuto fare a meno di fermarmi a osservare il tramonto sulla costa settentrionale della nostra isola, nei pressi di Buonfornello. Ho tirato fuori la fotocamera dello smartphone (ormai questi si usano) per scattare delle foto al tramonto. Un istante sospeso, in cui il sole cala e si tuffa lentamente nel mare quasi come a volerci ricordare quanto sia effimera la bellezza, se non impariamo a custodirla.

E così, inevitabilmente, il pensiero è corso a quella grandiosa, mitica (nel vero senso della parola) civiltà nata nel 648 a.C., quando i Calcidesi provenienti da Zancle (l’attuale Messina) fondarono qui una colonia destinata a lasciare un segno profondo nella storia, ancora oggi la studiamo (fortunatamente a scuola). Restano ancora tracce di quella storia: il Tempio della Vittoria, l’antica città nella parte superiore e tanti reperti che continuano a riaffiorare dal terreno, come antoche voci imprigionate che chiedono di essere ascoltate.

Ma accanto a ciò che resta, non posso non pensare a ciò che abbiamo perso. Quanta storia è andata distrutta, quante occasioni sprecate. Se solo avessimo avuto, nel tempo (dagli anni 60 del 900 in poi), l’accortezza di rispettare chi ci ha preceduto, oggi questo lembo di Sicilia sarebbe un museo a cielo aperto, un gioiello di memoria e di bellezza. Pensate, potremmo vovere di cultura e turismo, ma non così a parole, lo avremmo potuto fare senza alcun problema creando un indotto unico nel suo genere, senza nulla invidiare alla Grecia, nostra sorella.

Invece il paesaggio racconta un’altra verità: la fabbrica automobilisitica (ormai in disuso), la centrale elettrica, la zona industriale, un mare rovinato, una spiaggia dimenticata, invasa da canneti e rifiuti. E ancora, lo scheletro dell’acciaieria che si erge muto nei pressi di Campofelice, simbolo di un progresso mai davvero compiuto, che ha lasciato solo macerie e rimpianti. Chissà quante storie sono ancora sepolte là sotto. Storie di navigatori, eroi, pirati, condottieri, storie che non conosceremo mai, perché il tempo e il “non amore” per la nostra terra hanno fatto il loro corso.

E allora che fare? Meglio fermarsi qui, inutile cedere alla malinconia. Meglio alzare lo sguardo e lasciarsi cullare dalla bellezza che ancora resiste: quel tramonto che si specchia sul mare e che, nonostante tutto, continua a regalarci emozioni.

La storia è passata, noi, purtroppo, non abbiamo imparato. Forse non abbiamo voluto farlo!

Giovanni Azzara

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