Diciamocelo con franchezza: in Sicilia abbiamo un problema. Ne abbiamo tanti sicuramente, ma questo è davvero un gran bel problema.
Chi ci vive lo sa, picciotti: a settembre è ancora estate. Il sole tramonta prima, lo fa per ricordarti che il tempo, evidentemente, passa. Forse in fretta, o forse no, questo lo deciderete voi. Ma il mare continua, tutte le maledettissime volte, a catturarti e ti lascia lì, sospeso tra lo scroscio delle onde e quella lieve brezza marina che ti accarezza, che ti fa respirare a pieni polmoni.
Chissà queste acque, queste coste, quante navi hanno visto solcare. Quanto sangue hanno visto scorrere. Quanti occhi lucidi hanno visto allontanarsi, in cerca di fortuna altrove, lontano dalla propria terra natia. O, più semplicemente, quante persone hanno visto, ogni estate, bagnarsi nelle loro acque per trovare un po’ di ristoro da quel maledettissimo caldo che ti spossa e ti opprime.
Eppure, queste acque, così limpide, calde, fredde, tiepide, hanno qualcosa di magico. Qualcosa che ti incanta, quasi come quel canto maledetto delle sirene di Ulisse. Il suono del mare è una vera trappola per tutti noi, ecco perchè non abbiamo il coraggio di andare via.
In Sicilia questa cosa la sappiamo bene, perché l’odore della brezza marina si mescola a quello dolce e intenso della zagara, delle piante che, d’estate, quasi costrette dall’afa, sprigionano profumi incredibili. Entrano nelle narici e arrivano dritti al cervello, facendoti viaggiare attraverso mondi che, spesso, troviamo dentro di noi, nel nostro animo più profondo e intimo. Mentre siamo seduti in riva al mare a guardare ciò che ci circonda, la bellezza del Creato.
Ed è proprio quando guardi il mare e le sue onde che, alzando lo sguardo verso il cielo, quasi involontariamente ti accorgi del passaggio di un uccello: a volte un rapace, più spesso un gabbiano. E allora non hai alcun dubbio, capisci che anche il cielo è una prateria sconfinata, capace di portarti oltre ogni limite, fino a fondersi con l’azzurro limpido del mare.
Poi, al calar della sera, avviene un piccolo miracolo. Il sole, nella sua immensità, lentamente, va a dormire. Scende dietro le montagne, oppure dietro quell’orizzonte sconfinato che sembra tagliare in due e, allo stesso tempo, unire cielo e mare. Lo guardi mentre lentamente raggiunge la sua via d’uscita, come se sapesse che è arrivato il momento di riposare. Forse lo fa veramente, perchè l’indomani tornerà. E avrà ancora un’altra giornata da illuminare, da riscaldare.
Forse, in fin dei conti, è questo il vero problema di vivere in Sicilia: sapere che, nonostante tutto, basta un tramonto, la melodia del mare e una brezza leggera sulla pelle per ricordarti che sei in un posto dal quale è difficile andare via. Una terra che, ogni giorno, continua a sembrarci la porta d’accesso al paradiso.
Giovanni Azzara
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FOTO IN EVIDENZA: Giovanni Azzara – Cefalù

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