Per tutti coloro che, come me, sono particolarmente legati a questo meraviglioso film diretto e interpretato da Kevin Costner, non hanno potuto fare a meno di amare quel personaggio che è Uccello Scalciante. Lo sciamano della tribù Sioux che accoglie Dunbar, il tenente interpretato da Costner, e che gli insegna il valore dell’accoglienza, della saggezza e di una forma di pace che sembra quasi dimenticata nel mondo di oggi.
Cosa rende così unico questo legame? È la profondità di un’amicizia che trascende le differenze culturali e diventa quasi una fratellanza. In Uccello Scalciante si ritrova la capacità di vedere nell’altro non un nemico, non un estraneo, ma una fonte di conoscenza, di umanità e di rispetto reciproco. E in Dunbar c’è l’apertura a ricevere quell’insegnamento, a lasciarsi trasformare da un contatto autentico e sincero.
Guardando oggi il mondo, con le nefaste e ignobili guerre che imperversano in Europa e in Palestina, il valore di questo messaggio risuona con forza. Quella pace silenziosa, fatta di ascolto, di cura e di rispetto, sembra un sogno lontano, eppure è ciò che più dovremmo imparare. Uccello Scalciante ci ricorda che l’umanità si costruisce nei piccoli gesti di attenzione e nell’apertura verso chi è diverso da noi.
Graham Greene, con la sua presenza magnetica e la sua delicatezza sullo schermo, ha incarnato più di un ruolo: ha mostrato un ideale, un esempio di come l’arte possa diventare specchio della vita e guida per la coscienza. La sua è un’eredità preziosa: il ricordo di una saggezza dolce, potente e necessaria: “Stavo pensando che di tutte le piste di questa vita la più importante è quella che conduce all’essere umano. Penso che tu sei su questa pista e questo è bene”.
Guardamdo al suo personaggio, possiamo pensare al suo spirito che continua a cavalcare lungo la frontiera, insegnandoci che l’empatia, la fratellanza e il rispetto reciproco non sono semplici parole, ma il cammino possibile per un mondo migliore.
Giovanni Azzara
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