Oggi, 13 febbraio, è una giornata importante, da segnare nel calendario, almeno per noi che lavoriamo in radio.
Quella con la radio infatti, è una vera storia d’amore. Una di quelle storie autentiche, non come quelle che si trovano nei libri di fantasia. Perché sì, è vero: le onde, le frequenze, non si vedono. Eppure ogni giorno permettono a noi giornalisti e speaker di entrare nelle vostre vite.
Il nostro compito ci è stato affidato da Guglielmo Marconi, che ha inventato questo incredibile mezzo di comunicazione. Probabilmente il più bello, il più affascinante, il più veloce e, senza dubbio, il più imitato. Diciamocelo chiaramente: la radio ha un fascino unico, irripetibile.
Una volta, ascoltare la radio significava lasciare spazio all’immaginazione. Bisognava immaginarsi il volto dello speaker, sognare di poterlo incontrare, parlargli al telefono, mandare dediche e magari vantarsi di aver avuto un contatto con lui. Cose che appartengono al passato? Chi lo sa.
Oggi, con tutta la tecnologia che abbiamo, quell’immaginazione è quasi svanita. Ci conosciamo tutti, le facce sono visibili, e spesso scopriamo che il volto non corrisponde alla voce. Qualche volta ci siete anche rimasti male, vero? Eppure, il segreto rimane lo stesso: bisogna innamorarsi della voce, del pensiero di chi parla in radio. Perché in ciò che dice c’è la sua anima più profonda. Non fermatevi all’apparenza: l’apparenza uccide la vera essenza delle cose. Anche perché, diciamoci la verità, spesso andiamo in onda trasandati, in pantaloncini, con le ciabatte, con i capelli scombinati, eppure tutto ciò non lo si vede. Perché conta altro, non la “bellezza” di un volto.
E così, questa storia d’amore continua, non si ferma, è eterna. C’è un velo di romanticismo nell’indossare ogni mattina le cuffie, aprire il microfono, sentire la musica abbassarsi e ricevere il segnale del regista che indica: “Sei in onda”. Un attimo prima la tensione, subito dopo le parole prendono vita, scorrono come un fiume in piena.
Nessuno potrà toglierci la gioia di sapere che dall’altra parte ci sono persone che stanno vivendo un momento bello, o uno difficile. Chi è felice, chi è triste, chi corre all’aria aperta, chi è costretto in ospedale a causa della malattia. La radio è di tutti. Di chi sa ascoltare con il cuore e di chi sa lasciarsi abbracciare dalla bellezza di questo mezzo: antico, ma attualissimo, vivo come non mai.
Grazie, Guglielmo Marconi. Grazie, radio. Il nostro amore non finirà mai. È una promessa.
Giovanni Azzara
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