Giovanni Azzara

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© Giovanni Azzara – Immagine generata con AI su concept originale dell’autore

Notte di Natale: una storia d’amore eterna

È notte, ma non una notte qualsiasi.
È una di quelle notti che il mondo continuerà sempre a vivere, in eterno: è la Notte Santa.

Nel piccolo paese il freddo è pungente. Il cielo è costellato di astri scintillanti che vedi solo poche volte durante l’anno, poche nubi macchiano una notte che sembra quasi voler brillare di più. Le vie sono quasi deserte: fuori fa freddo e tutti sono nelle case, attorno a una tavola imbandita, in attesa di uscire per raggiungere la chiesetta e vivere la Veglia di Natale, la più bella di tutte le notti.

Nell’aria, il venticello invernale trasporta un profumo inconfondibile, quasi inebriante: quello della legna che brucia nei camini e nelle stufe, che riscalda le case umide e fredde. Poi, all’improvviso, il suono delle campane squarcia il silenzio assordante della notte. È un segnale chiaro, potente, inequivocabile. La chiesa, ancora in penombra, inizia a riempirsi. Le candele illuminano il passo dei fedeli che entrano in silenzio e prendono posto. Il coro intona il primo canto, il parroco inizia la celebrazione. L’incenso accarezza le narici e i sensi, mentre i fedeli, stanchi dopo un anno intero di fatiche, restano seduti ad ascoltare in un’attesa carica di emozione.

Sono momenti intensi. La mente corre indietro nel tempo: a quando si stava meglio, o forse peggio. Pensiamo a tutte quelle persone che abbiamo amto e voluto bene, e che per un motivo o per un altro non ci sono più, almeno fisicamente. Il tempo passa, ma non deve farci paura. Pensiamo a ciò che abbiamo fatto, a ciò che avremmo potuto fare, a ciò che potremmo ancora fare. Un po’ come in Dickens, i fantasmi del passato, del presente e del futuro abitano anche il nostro cuore: non per spaventarci, ma per invitarci a scegliere. Scegliere tra le tenebre e la luce.

Questa notte ci insegna proprio questo: la luce non smetterà mai di esistere. Le tenebre sono solo attesa, il preludio del giorno che non tarderà ad arrivare.

Ad un tratto, tutto si ferma.
Il Gloria in excelsis Deo irrompe, prepotente. Il fiato si spezza, gli occhi diventano lucidi, le mani si uniscono in preghiera. Il Santo Bambino è nato. È venuto a portare un messaggio chiaro, nitido, umanamente perfetto, racchiuso in una sola parola: amore. Un messaggio valido per tutti, credenti e non. Perché cosa può mai fare di male un neonato che porta pace e amore? La risposta è già nella domanda.

È la notte più bella di tutte. Tra i banchi della chiesa ci si stringe per riscaldarsi: cappotti, sciarpe e guanti aiutano, ma non bastano. Ci si scambia la pace e accadono piccoli miracoli natalizi: mani che non si stringevano da tempo tornano a cercarsi, cuori che si erano allontanati provano a riavvicinarsi. Qualche bambino sbadiglia, vinto dall’ora tarda. La mamma lo abbraccia, gli mostra Gesù Bambino: piccolo, semplice, come lui. Innamorato della sua mamma e del suo papà.

La messa volge al termine, accompagnata dallo zampognaro che regala emozioni con la sua antica “ciaramedda”. Ci si scambia gli auguri. Restano le ferite, alcune, lo sappiamo, non si rimargineranno mai del tutto. Restano le malattie silenziose, gli anziani soli, i fragili, gli ultimi. E resta una verità scomoda: abbiamo sempre troppo da fare. Sempre quel dannatissimo smartphone in mano. Corriamo, competiamo, cerchiamo di essere migliori degli altri, mentre intanto perdiamo affetti che non torneranno più. E resterà solo un ricordo, o peggio, un rimorso, una lama conficcata nella gola.

Alla fine, il vero significato del Natale è questo: Non una serata passata tra bagordi, alcol e sballo. Natale è la memoria della vita che nasce. È riflessione, cura, rispetto. È famiglia. E per famiglia intendo quella che ci troviamo: fatta anche di amici sinceri, di persone che rispettano i nostri tempi, le nostre idee, persino quando sono diverse. Persone che farebbero davvero qualcosa per noi. Piccoli gesti, come duemila anni fa, in una grotta di Betlemme. Dal basso, dall’umiltà, è nato tutto.

Auguri a tutti voi. Spero, desidero, che ognuno di voi possa avere la grazia di incontrare il Santo Bambino, e di vivere questa vera storia d’amore.

Giovanni Azzara

FOTO IN EVIDENZA: © Giovanni Azzara – Immagine generata con AI su concept originale dell’autore – vietata la riproduzione

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