Prima di iniziare a leggere, voglio consigliarvi un brano da ascoltare mentre vi dedicate a questa breve lettura: https://www.youtube.com/watch?v=Qxggks7rCT4&list=RDQxggks7rCT4&start_radio=1
Una sera d’estate ad Isnello è davvero unica nel suo genere, diversa dalle altre. Appena metti piede in questo delizioso paese madonita e respiri la sua aria fresca e pulita, ti avvolge subito una sensazione di relax profondo che solo qui riesci a trovare: un perfetto equilibrio tra cielo e terra, tra il silenzio maestoso delle montagne e la calda cordialità della gente del posto.
Eravamo un bel gruppo di amici: Myriam, Giuseppe, Gianluca, Martina, Luigi, Gabriele, Beatrice, Massimiliano, Roberta, Andrea ed io, pronti a vivere una serata che, già sapevamo, ci avrebbe lasciato un ricordo indelebile. Isnello ha questa straordinaria capacità di far sentire chiunque come a casa, offrendo un’accoglienza genuina che non chiede nulla in cambio, se non il piacere di condividere momenti speciali. Quell’accoglienza di montagna che raramente trovi fuori dalla nostra Isola (non me ne voglia nessuno), ma il calore di questa Terra è introvabile.
Prima di alzare naso e occhi verso il cielo che ci attendeva, non abbiamo potuto non fermarci in quella che è ormai una tappa obbligata, una sosta al ristorante La Brace. Qui, Santino e Giuseppe ci hanno accolti (da sempre) come se fossimo parte della famiglia: con sorrisi autentici, storie appassionate e una tavola che racconta tradizioni e storie di donne e uomini che hanno vissuto tra quelle montagne. Abbiamo optato per le pizze preparate dal maestro Giuseppe, insomma, un vero e proprio omaggio al territorio: farine antiche, ingredienti freschi e locali, sapori autentici che parlano di storia e futuro. Ogni morso, un tuffo nel profumo del grano che da secoli nutre la nostra terra, il nostro territorio, un viaggio nei cicli naturali che scandiscono la vita in armonia con la creazione. Il tutto, condito con la simpatia di Santino (un saluto a Edoardo e Angela) che ti accoglie e da bravo padrone di casa ti porta alla scelta migliore per il tuo palato. Prima di congedarci abbiamo incontrato il sindaco Marcello Catanzaro, che prima di essere il primo cittadino, è un amico sincero: una di quelle belle persone che ti fanno sentire a casa con la loro semplicità e la loro autenticità.
Sazi e soddisfatti, la prossima tappa era l’ultima: il GAL Hassin, centro internazionale per le scienze astronomiche. Isnello, grazie alla sua posizione privilegiata, offre infatti uno dei cieli più limpidi d’Europa: lontano dall’inquinamento luminoso, con notti serene, e abbastanza a sud da permettere di ammirare persino il cuore della Via Lattea.
Gli astronomi, simpatici e super preparati, ci hanno guidati in un’avventura oltre il tempo e lo spazio: dalle galassie lontane ai pianeti vicini, dai misteri dell’universo alle stelle cadenti che, quella sera, sembravano disegnare desideri sopra le nostre teste a agli occhi meravigliati per cotanta bellezza. Il tutto tra gli spalti e il prato che ci ha offerto un profumo selvatico facendoci contemplare l’infinita bellezza dell’universo e l’aria fresca che accarezzava le nostre gote in quella sera così speciale.
Ogni stella, ogni galassia, ogni scintilla di luce sembrava ricordarci che l’uomo è solo una piccola parte di un disegno immensamente grande e armonioso. Eppure, all’interno di questo disegno, ognuno di noi trova il proprio posto, la propria dignità, il proprio cammino. Personalmente, in un momento di riflessione tra il buio delle montagne e le stelle del cielo, non ho potuto fare altro che pensare al Salmo 19: “I cieli raccontano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento”.
Tra sorrisi, ricordi e promesse, la serata era giunta al termine. Isnello non è solo un borgo tra le montagne: è un luogo dell’anima, un abbraccio che unisce amicizia, cultura, natura e spiritualità. È un paese che vive tra le stelle e ci insegna a guardare oltre, verso la bellezza del creato e la profondità dell’esistenza. Perché ogni volta che alziamo lo sguardo verso le stelle, ritroviamo un po’ di noi stessi.
Giovanni Azzara
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